
Davide Antiga è diacono. In una Cattedrale gremita di persone arrivate da varie parrocchie – in particolare da quella di origine, Ponte della Priula, e dall’unità pastorale di Ceggia, dove attualmente presta servizio –, Davide è stato ordinato diacono il pomeriggio dello scorso 26 aprile dal vescovo Riccardo. Tanti i sacerdoti concelebranti e i diaconi, segno dell’intera comunità diaconale dalla quale è stato accolto.
Per Davide e per tutti i presenti, la celebrazione è stata «il segno che la sovrabbondanza della vita donata da Gesù continua ad accompagnare l’avventura della Chiesa nel mondo, anche quella della nostra Chiesa diocesana», ha evidenziato il Vescovo nell’omelia, riferendosi al vangelo della domenica. Infatti, «Gesù ha detto di essere venuto perché noi esseri umani abbiamo la vita in abbondanza. La vita che Gesù ci dona è “abbondante” in almeno due sensi: perché supera ogni nostra attesa e ogni desiderio; perché può essere accolta da ciascuno e condivisa senza paura, sapendo che non diminuisce quando la si dona. Davide ha scoperto fin da ragazzo che la vita abbondante dalla quale è stato raggiunto non può essere tenuta per sé».
«Diventando diacono in vista del presbiterato, Davide si impegna a vivere per tutta la vita nel celibato, riconoscendo di essere chiamato a questo dallo stesso Gesù – ha detto ancora il Vescovo –. Non è una scelta facile da capire e non a caso Gesù, parlando della condizione di chi rinuncia al matrimonio per il Regno di Dio, ha detto: “Chi può capire, capisca” (Mt 19, 12). Il celibato per il Regno dei Cieli è un segno e un dono che ha senso, anche nel nostro contesto culturale, perché esprime una fede che ripone in Dio tutte le sue speranze e l’orientamento dei propri affetti fondamentali verso la missione alla quale si sente chiamato». Quindi ha evidenziato che l’ordinazione «esprime l’identità battesimale di una persona configurandola come partecipazione alla missione di Cristo servo, come inserimento in una particolare relazione con il vescovo e con i presbiteri, come segno di una Chiesa chiamata a essere “serva”».
Per il giovane venticinquenne, il diaconato è un passaggio del cammino che lo sta portando all’ordinazione presbiterale. Ma il ministero diaconale è lo stesso dei diaconi permanenti la cui comunità lo «accoglie come partecipe del loro stesso ministero: lo ricordo a lui e lo ricordo agli altri diaconi. Accoglietevi e prendetevi cura gli uni degli altri».
L’ordinazione è avvenuta nella domenica «nella quale da molti anni la comunità ecclesiale dedica un’attenzione particolare, fatta di preghiera e di riflessione, alle “vocazioni” – ha anche sottolineato il Vescovo – ossia a quelle forme di esistenza cristiana che derivano dalla risposta generosa alla chiamata a dedicare se stessi al ministero ordinato, come diaconi o presbiteri; alla chiamata a testimoniare il Regno di Dio nella vita religiosa; alla chiamata a testimoniare nel matrimonio l’unione fra Cristo e la sua Chiesa».
(da L'Azione n° 18 di domenica 3 maggio 2026)














