20191006 XXVII Tempo Ordinario C

 

Lc 17,5-10

Essere “servi inutili”! Proprio una bella vocazione!
Servi, ancora ancora lo posso capire. Ma inutili?! Questo proprio no!

Tutta la fatica di mettersi a lavorare su se stessi, tutta la fatica di confrontarsi con la Parola di Dio e con una guida spirituale. E poi: la difficoltà di dire agli altri una eventuale propria decisione, l’impegno di vivere quotidianamente la fedeltà al cammino intrapreso investendo ogni propria energia, la cura e l’attenzione alla vita spirituale e ai tempi di preghiera, la partecipazione attiva alla vita della comunità; questo e molto altro…per ritenersi, alla fine, dei semplici “servi inutili”. Proprio bella!

Chi me lo fa fare? Cosa mi spinge a fare tutto questo? Perché mai dovrei mostrarmi agli occhi del mondo come uno che serve, come un servo inutile?!

La risposta c’è, anche se può sembrare banale e disincarnata.
È questione di fede! E di amore!

È questione di fede: è in gioco, infatti, il mio rapporto con Dio. Sono chiamato ad essere un servo che fa la volontà del suo Signore e che, per questo, non vanta richieste davanti a Lui. La gioia del servo – la mia gioia – è che il Signore possa essere contento e che quanti guardano a quello che io faccio (sia anche il mio essere o diventare prete, consacrato, missionario) diano lode a Lui, solo a Lui.

È pure questione di amore, di gratitudine. Se sono capace di perdonare è perché Lui mi perdona. Se sono capace di essere servo è perché Lui me lo ha insegnato e me ne ha dato l’esempio. Se posso dire il mio “sì” alla realizzazione della mia vita è perché Lui mi ha chiamato!


O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace […]

O Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.

Poiché è dando che si riceve;
perdonando che si è perdonati;
morendo che si risuscita a vita eterna.

(Preghiera semplice)

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