Lettura vocazionale del Vangelo domenicale

20190324 III Quaresima C

 

Lc 13,1-9

Porterà frutto?

Per tre anni il padrone della vigna – nella parabola raccontata oggi da Gesù – si sarà fatto questa domanda davanti al fico che aveva piantato e avrà atteso con impazienza. Giunto al terzo anno sembrava aver preso una decisione netta: “Porterà frutto? No! …tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.

Il vignaiolo, invece, sfida l’evidenza e ogni logica umana ed economica: “Porterà frutto? Forse sì…perciò 'Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime'”.

Due diversi approcci alla stessa realtà: una pianta che non da frutti, una realtà su cui si investe ma che non porta frutto.

Come non pensare alla scarsa feconditàfecondità di molte nostre famiglie e comunità parrocchiali, incapaci (a volte nonostante impegno e passione) di suscitare scelte di vita generose e contente, incapaci di portare frutti belli e abbondanti di risposte vocazionali al ministero ordinato?!?

Cosa fare? Rassegnarsi a questa triste constatazione, lasciando da parte questo impegno e dedicando le nostre fatiche educative e pastorali su altre piante, su altri settori della vita ecclesiale, su altri progetti? Oppure essere persone di speranza e sfidare ogni evidenza e ogni fatica con uno sguardo di misericordia, con lo sguardo di chi è tenacemente paziente e convinto che il frutto arriverà, prima o poi, perché è il Padrone (del fico … della vigna … della messe …) a desiderarlo e volerlo!

Non smettiamo allora di pregarlo, come il vignaiolo, osando chiedergli che le nostre famiglie e la nostra Chiesa diocesana siano feconde!
Ma non smettiamo nemmeno di zappare attorno e concimare: continuiamo a creare un terreno favorevole perché i nostri giovani non abbiano paura di rispondere al Signore che chiama, sosteniamoli con la nostra amicizia e con la nostra stima. E non abbiamo paura di proporre!

Porterà frutto!

Signore,
donaci la gioia di gustare la tua misericordia,
sempre pronta a darci una nuova possibilità,
capace di uno sguardo di speranza per l’avvenire.

Donaci la pazienza del vignaiolo,
che non si arrende di fronte agli insuccessi
ma osa sperare che il frutto arrivi e giunga a maturazione.

E dacci la grazia di sperimentare
la fecondità della preghiera,
fiduciosi che tu non ci farai mancare mai ciò di cui abbiamo bisogno!

 

20190317 II Quaresima C

Lc 9,28b-36

 

La preghiera ti cambia d’aspetto! Parola di Gesù.

Anche Pietro, Giovanni e Giacomo lo assicurano: la preghiera ti cambia d’aspetto!

Potrebbe sembrare una promozione pubblicitaria di un centro estetico o di un prodotto cosmetico, con testimonial d’eccezione. Invece è il racconto della Trasfigurazione, che la liturgia ci propone in questa II domenica di Quaresima secondo il racconto che ne fa l’evangelista Luca.
 
Solo Luca, infatti, si sofferma su di un particolare apparentemente “scontato”: Gesù “salì sul monte a pregare” e, ancora, “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto…”.
 
La Trasfigurazione ci è presentata come una particolare e forte esperienza di preghiera, di relazione intima e profonda tra Gesù e il Padre. Dopo aver annunciato per la prima volta la Passione e aver posto le condizioni per seguirlo – rinnegare se stessi e prendere ogni giorno la propria croce – Gesù sembra avere conferma interiore (ed esteriore!) che la via intrapresa è quella giusta, che davvero quella è la volontà del Padre.
 
Una volontà che, certamente, Gesù ha cercato a lungo nella preghiera. E proprio nell’esperienza della preghiera ne ha avuto conferma: dal Padre ha la consolante e illuminante garanzia che la croce è “il suo esodo” (di questo parla con Mosè ed Elia), il passaggio per tornare nella luminosa gloria del Padre, la via per rivelarsi come “Figlio eletto” e obbediente. Ecco perché la preghiera lo cambia d’aspetto: lo rende serenamente convinto di quello che ha liberamente scelto, in un anticipo di quello che sarà per l’eternità.
 
Pietro, Giacomo e Giovanni perciò non sono solo spettatori-testimoni inconsapevoli di un’esperienza di intima unione tra Padre e Figlio nella preghiera. A loro infatti, e attraverso di loro anche a noi, Gesù mostra che ogni ricerca della volontà del Dio, che ogni scelta nella vita, che ogni risposta vocazionale deve passare per la fatica e la costanza della preghiera fiduciosa e personale. Ed è prima di tutto nella preghiera che può ricevere consolazione, che può ricevere cioè conferma che la scelta fatta è quella giusta. Una consolazione che ha effetti visibili: ti cambia d’aspetto, ti rende più contento e luminoso!
 
 
Dio della luce,
abbiamo accolto il tuo invito,
ed eccoci alla tua presenza:
manda il tuo Spirito santo su di noi,
perché attraverso l'ascolto delle Scritture
riceviamo la tua Parola,
attraverso la meditazione
accresciamo la conoscenza di te,
e attraverso la preghiera
siamo resi capaci e convinti
di compiere la tua volontà
e di contemplare il volto amato
di tuo Figlio Gesù Cristo,
nostro unico Signore. Amen.
(da Monastero di Bose, Preghiera dei giorni)

 

20190310 I Quaresima C

 

Lc 4,1-13

 

Ogni anno all’inizio della Quaresima la liturgia ci pone davanti l’episodio delle tentazioni di Gesù.
All’inizio di un tempo forte e impegnativo per la conversione di ciascuno e della Chiesa intera, la Scrittura ci ricorda che anche Gesù è stato tentato. Anche lui, infatti, ha dovuto decidere tra bene e male, alla vigilia di grandi momenti della sua vita: all’inizio della vita pubblica, dopo il Battesimo nel Giordano – è il brano che ascoltiamo oggi – e alla vigilia della Passione, il “momento fissato”, come ricorda ancora la chiusura del Vangelo odierno.

Alla vigilia di una scelta, quando è il momento di decidere, la tentazione si fa più intensa.
È sempre così, in particolar modo quando è in gioco la propria vocazione, quando è in gioco la propria vita.

Nei tre NO di Gesù alle tentazioni del diavolo, possiamo perciò scorgere tre messaggi, tre insegnamenti per noi e per il nostro modo di vivere e dire SÌ alla chiamata del Signore.

NO…alla vocazione intesa come un lavoro, come un mestiere; ad un cammino di ricerca vocazionale vissuto nell’ottica di una pura e semplice realizzazione dei propri bisogni e delle proprie attese.
Nella risposta di Gesù alla prima tentazione “Sta scritto: ’Non di solo pane vivrà l’uomo’” si nasconde uno dei desideri più belli e allo stesso tempo una delle promesse più grandi: siamo fatti per scelte che rimangano per sempre, siamo fatti per scelte che non passano, il nostro è per l’eternità!

NO…alla vocazione intesa come forma di potere sugli altri e, allo stesso tempo, NO ad un cammino di ricerca fatto nella “schiavitù” del far contento qualcun altro, dell’essere condizionati dagli altri, dalla loro volontà oppure dai loro giudizi.
Gesù afferma: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Ogni “sì” alla propria vocazione è un “sì” al Signore, è il “sì” di un figlio all’Amore del Padre: un che può essere solo libero e gioioso.

NO…alla vocazione vissuta come affermazione e realizzazione personale, No ad un cammino di ricerca di uno status sociale…di chi in fondo vuole sistemarsi da sé, perche non si fida completamente di Dio.
Quando Gesù dice: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”, vuole ricordarci che rispondere alla chiamata del Signore significa fidarsi di lui e della sua promessa; il nostro è un atto di fiducia, è un atto di fede.

 

Signore Dio
Tu ami le tue creature
E non provi disprezzo per nessuna delle tu opere:
non guardare ai nostri peccati
ma rinnovaci con il tuo Spirito,
affinché accogliamo con gratitudine
questo tempo favorevole,
tempo di ritorno a te
e di riconciliazione tra noi tuoi figli.
(Monastero di Bose, Preghiera dei giorni)

 

 

20190217 VI Tempo Ordinario C

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
Back to top