Lettura vocazionale del Vangelo domenicale

20191013 XXVIII Tempo Ordinario C

Lc 17,11-19

Mezzo pieno o mezzo vuoto?
Una domanda ambigua.

La tua vita è come un bicchiere mezzo pieno o come uno mezzo vuoto? Il Battesimo che hai ricevuto ti ha reso un bicchiere pieno o un bicchiere vuoto? La vita cristiana la percepisci come un essere pieni o come un sentirsi vuoti?

Stando al Vangelo di questa domenica, dovremmo dire che sono esatte entrambe le sensazioni. La nostra vocazione è sentirci, saperci pieni e vuoti alla stesso tempo: è riconoscerci continuamente mezzi pieni e mezzi vuoti.

Mezzi vuoti perché bisognosi sempre del suo perdono, della sua misericordia che ci purifica e ci rigenera. Mezzi pieni perché fatti quotidianamente oggetto dell’azione della Sua Grazia, perché Egli non viene mai meno nella sua Fedeltà a ciascuno di noi.

Allora anche la nostra preghiera dovrebbe essere conseguentemente la preghiera di chi è mezzo pieno e mezzo vuoto. Sarà sempre la preghiera dei dieci lebbrosi che dicono ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”, ma sarà sempre anche la preghiera di quel solo lebbroso samaritano che tornò indietro lodando Dio "a gran voce" e ringraziandolo.

Mezzi pieni e mezzi vuoti!

 

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo a te,
Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno.

In ogni tempo tu doni energie nuove alla tua Chiesa
e lungo il suo cammino mirabilmente la guidi e la proteggi.
Con la potenza del tuo Santo Spirito le assicuri il tuo sostegno,
ed essa, nel suo amore fiducioso,
non si stanca mai di invocarti nella prova,
e nella gioia sempre ti rende grazie
per Cristo nostro Signore.

Per mezzo di lui cieli e terra inneggiano al tuo amore;
e noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine la tua gloria.

(Prefazio delle domeniche del Tempo Ordinario IX)

20191006 XXVII Tempo Ordinario C

 

Lc 17,5-10

Essere “servi inutili”! Proprio una bella vocazione!
Servi, ancora ancora lo posso capire. Ma inutili?! Questo proprio no!

Tutta la fatica di mettersi a lavorare su se stessi, tutta la fatica di confrontarsi con la Parola di Dio e con una guida spirituale. E poi: la difficoltà di dire agli altri una eventuale propria decisione, l’impegno di vivere quotidianamente la fedeltà al cammino intrapreso investendo ogni propria energia, la cura e l’attenzione alla vita spirituale e ai tempi di preghiera, la partecipazione attiva alla vita della comunità; questo e molto altro…per ritenersi, alla fine, dei semplici “servi inutili”. Proprio bella!

Chi me lo fa fare? Cosa mi spinge a fare tutto questo? Perché mai dovrei mostrarmi agli occhi del mondo come uno che serve, come un servo inutile?!

La risposta c’è, anche se può sembrare banale e disincarnata.
È questione di fede! E di amore!

È questione di fede: è in gioco, infatti, il mio rapporto con Dio. Sono chiamato ad essere un servo che fa la volontà del suo Signore e che, per questo, non vanta richieste davanti a Lui. La gioia del servo – la mia gioia – è che il Signore possa essere contento e che quanti guardano a quello che io faccio (sia anche il mio essere o diventare prete, consacrato, missionario) diano lode a Lui, solo a Lui.

È pure questione di amore, di gratitudine. Se sono capace di perdonare è perché Lui mi perdona. Se sono capace di essere servo è perché Lui me lo ha insegnato e me ne ha dato l’esempio. Se posso dire il mio “sì” alla realizzazione della mia vita è perché Lui mi ha chiamato!


O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace […]

O Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.

Poiché è dando che si riceve;
perdonando che si è perdonati;
morendo che si risuscita a vita eterna.

(Preghiera semplice)

20190926 XXVI Tempo Ordinario C

 

Lc 16,19-31

Due stimoli “vocazionali” dal Vangelo di questa domenica, un vangelo apparentemente per niente “vocazionale”.

1. “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo mondo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti” (Lc 16,25).
Un serio cammino di ricerca vocazionale passa per l’acquisizione della consapevolezza dei propri “beni”: delle proprie capacità, delle proprie fortune, dei propri talenti, delle caratteristiche del proprio carattere. Non solo: sono un “bene” anche le persone che ti sono a fianco o i diversi avvenimenti che ti accadono o che ti vedono protagonista.
A te il compito di farne un buon uso! Puoi goderteli fino all’esaurimento o puoi contemplarli come una vetrina. Puoi tenerli tutti per te…oppure puoi condividerli con chi ne ha meno o con chi ti è accanto. Puoi vantartene come una tua conquista, oppure puoi essere grato a chi te li ha affidati.
Sappi però – sembra dire il Vangelo di oggi – che, dall’uso che ne fai, è in gioco la tua felicità, la tua consolazione nell’aldilà. È in gioco la tua vita eterna! È in gioco il tuo Bene più grande!

2. “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro” (Lc 16,29).
Il richiamo di Abramo al ricco, finito negli inferi, che chiedeva un messaggio, un appello per i suoi fratelli, ancora in tempo di convertirsi, è perentorio. Non ti servono rivelazioni, testimonianze eccezionali, segreti: hai Mosè e i Profeti, hai la Sacra Scrittura. Ti basta! Gesù stesso ha detto di non esser venuto ad abolire la Legge e i Profeti, ma a portarli a compimento.
Il tuo “Sì” possa essere fondato solo sulla Parola di Dio. Tutto il resto, tutti gli altri, possono solo esserti utili nella misura in cui profumano della Sua Parola. Una Parola che ti chiama continuamente alla conversione. Una Parola che è promessa di Vita eterna!

 

O Dio,
tu chiami per nome i tuoi poveri,
mentre non ha nome il ricco epulone;
stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi […]
e fa’ che aderiamo in tempo alla tua parola,
per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti
e ci accoglierà nel tuo regno.

(Orazione Colletta del giorno)

20190922 XXV Tempo Ordinario C

 

Lc 16,1-13 (lett. breve 16,10-13)

O Dio o la ricchezza! O Dio o la salute! O Dio o lo sport! O Dio o il successo! O Dio o…

Non c’è spazio per le vie di mezzo! Tantomeno per i compromessi! Il Vangelo di questa domenica parla chiaro. Gesù stesso è molto perentorio: “Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Nella mia ricerca vocazionale (ma anche dopo aver pronunciato il mio “Sì” definitivo) non posso scendere al compromesso, non posso tenere i piedi su due staffe, non posso andare al ribasso.

Seguire, amare il Signore, con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze, senza distaccarsi da tutto il resto (siano ricchezze, siano persone, siano pensieri,…) è una pura illusione! Non ne siamo capaci. E il Signore è un Dio geloso ed esclusivo…

Sì, perché ci conosce bene e vuole che investiamo tutte le nostre forze verso l’unico amore, l’unica persona che ci rende liberi. Solo se siamo capaci di amare e deciderci per Lui, senza riserve e senza accomodamenti, saremo capaci di vivere un rapporto libero con la ricchezza e con tutte quelle passioni che, altrimenti, ci renderebbero loro schiavi.

L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore
e per salvare, in questo modo, la propria anima.
Le altre cose sulla terra sulla faccia della terra
sono create per l’uomo
affinché lo aiutino al raggiungimento del fine per cui è stato creato”.
(Sant’Ignazio di Loyola, “Principio e Fondamento” degli Esercizi Spirituali)

Preghiamo il Signore perché “ci renda indifferenti verso tutte le cose create […]
in modo da desiderare e scegliere
solo ciò che più ci porta al fine per cui siamo stati creati”.

20190915 XXIV Tempo Ordinario C

 

Lc 15,1-32 (lett. Breve 15,1-10)

Essere chiamati da Dio ed essere oggetto del suo Amore vanno di pari passo!

Non c’è una chiamata del Signore nei miei confronti se non perché, prima ancora, c’è in Lui il desiderio di amarmi, c’è in Lui la volontà di volermi bene.

Se mi chiama è perché mi ama. Se mi viene a cercare è perché mi vuole mostrare il suo Amore. Se mi aspetta e mi accoglie a braccia aperte è perché vuole il mio bene.

Ogni vocazione è una chiamata all’amore perché, ancora prima di essere una chiamata ad amare (il marito o la moglie, oppure la Chiesa, i fratelli della propria comunità religiosa, i fedeli di una parrocchia) è una chiamata ad essere destinatari dell’Amore “più grande” (cf. Gv 15,13 ): l’Amore del pastore che non esita ad abbandonare 99 pecore per venire in cerca proprio di me; l’Amore della donna di casa che spazza tutta la casa finché non ritrova quella piccola moneta perduta; l’Amore del Padre che accetta di vedere il proprio figlio andare per la propria strada ma che è sempre pronto a ri-accoglierlo in casa; l’Amore del Padre che sa perdonare anche il figlio che vive in casa ma ha il cuore freddo; l’Amore…

Accogliere la chiamata del Signore nella propria vita è innanzitutto: riconoscere di essere quella pecora e stare bene sulle spalle del pastore; sapere di essere quel centesimo per il quale tutta la casa è stata messa soqquadro; abbracciare un Padre che non smette mai di pensare a me…

…E tutto questo è motivo di gioia, di gioia grande!

 

Vieni, Signore Gesù, “cerca il tuo servo”,
cerca la tua pecora stanca.
(…)
Cercami, poiché io ti cerco,
cercami, trovami, prendimi, portami.
Tu puoi trovare colui che cerchi,
ti degni di prendere colui che hai trovato,
ti porti sulle spalle colui che hai preso.
(…)
Vieni Signore,
perché tu solo sei in grado di far tornare indietro le pecora errante
e non rattristerai quelli da cui ti sei allontanato.
E anche loro si rallegreranno del ritorno del peccatore.
Vieni ad attuare la salvezza sulla terra,
la gioia nel cielo.

(Sant’Ambrogio, Commento al Salmo 118)

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
Back to top