Lettura vocazionale del Vangelo domenicale

20190512 IV Pasqua C

Gv 10,27-30

 

Gesù buono, tu vedi in noi

il germinare misterioso del buon seme
che hai gettato nella nostra vita
e il grano che cresce insieme alla zizzania:
donaci di essere terra fertile e spighe feconde
per portare il frutto da Te sperato.
 
Tu vedi in noi il lievito silente
da impastare nella massa del mondo
e l’acqua semplice che diventa vino nuovo:
donaci di essere fermento vivo ed efficace per gonfiare di Te
l’umanità del nostro tempo
e di poter gustare quel sapore buono ed allegro
della comunione e del reciproco dono di sé.
 
Tu vedi in noi il tesoro nascosto
per il quale hai rinunciato
a tutti i tuoi averi
e la perla di grande valore
che hai comprato
a prezzo del tuo sangue:
donaci di desiderare e cercare la santità
come ricchezza inestimabile
per la nostra vita.
 
Signore Gesù, guarisci il nostro sguardo
perché nella realtà,
che già ci chiama ad essere tuoi discepoli,
possiamo vedere l’Invisibile:
illumina i nostri occhi
affinché tutti riconosciamo e scegliamo
la bellezza della nostra vocazione.
Amen.

(Preghiera per la 56^ Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

 

20190505 III Pasqua C

Gv 21,1-19

Pietro e gli altri dopo la Risurrezione di Gesù non hanno avuto vita facile nel crederlo Risorto. Proprio loro! Il vangelo di oggi ce li fa trovare proprio a terra in tutti i sensi: la fede in Gesù sembra mancare del tutto, il tempo sembra essere ritornato vuoto, la vita spenta. Tanto vale tornare a fare quello che sapevano fare prima della “parentesi” Gesù Cristo. Il Risorto, uscito dal sepolcro ed entrato ben due volte nel cenacolo, luogo dell’incontro fraterno, della festa con il Signore, non era infatti ancora entrato nel quotidiano. La Risurrezione sembrava un fatto della domenica, da relegare ad un momento di pace e tranquillità che non poteva avere a che fare con il concreto da vivere. I problemi sono dal lunedì al sabato: tra ritmi frenetici, lavoro, studio, economia familiare, aziendale, affettiva, è lì che vorrei vederti Gesù a fare il Risorto!

Saranno stati più o meno questi i pensieri di questo sparuto gruppetto di apostoli e discepoli? Di sicuro nel loro cuore c’era la certezza che senza Gesù Cristo nessuna scelta avrebbe avuto la gioia di prima. Meglio tirare a campare, meglio pescare per vivere piuttosto che perdere la vita dietro al cosiddetto “Gesù Risorto”. Tuttavia i discepoli non sembrano davvero convinti da questi pensieri.
Ecco! La soffiata per un colpo sicuro: “Gettate le reti sulla destra e troverete”. Una Parola decisiva che ridona energia e slancio, che riattiva il pescatore deluso. Una parola che soprattutto riaccende e risuscita il discepolo che dorme in loro per farli diventare testimoni talmente forti e credibili da portare quella soffiata dello Spirito in tutto il mondo. E chi poteva dare quella Parola se non il Signore? Quale Parola può darci davvero la gioia se non la Sua?
C’è anche una seconda soffiata, detta da un discepolo prediletto e amato: “E’ il Signore!”. Oltre alla Parola del Signore per accendere la vita di senso mi è necessaria la parola di chi abita vicino a me e conosce la mia quotidiana ricerca. Ho bisogno di una parola semplice che mi scuota, mi risvegli e mi ricordi che anche io sono un discepolo. Ho bisogno di qualcuno che dica una parola sul mio vissuto quotidiano e con il suo sguardo o la sua soffiata mi accompagni a riconoscere quella chiamata che il Risorto viene a farmi proprio dove sto, proprio come sono, in vista di quello che sarò.


Signore, è come se aprissi gli occhi in questo mattino,
dopo una lunga notte passata
come i tuoi discepoli sulla barca,
senza prendere nulla.
Ma questo non mi scoraggia, anzi.
Perché so che,
se tu mi chiederai di gettare ancora le reti in mare,
ci sarà una pesca abbondante.
Eccomi, dunque, pronto ad affrontare un'altra giornata
di attesa, di lotta, di fatica.
Ma oggi non ti chiedo il successo,
la pesca miracolosa,
l'abbondanza dei doni;
ti chiedo l'ascolto della tua parola e la forza di ricominciare sempre.

20190428 II Pasqua C

 

Gv 20,19-31

Raccontandoci le due apparizioni di Gesù nel Cenacolo, a otto giorni di distanza una dall’altra, l’evangelista Giovanni si sofferma a ripetere che il Risorto “entrò a porte chiuse e stette in mezzo a loro”.

Entrare a porte chiuse sembra un gesto decisamente scortese. Lo aveva detto Gesù stesso qualche tempo prima: “Chi non entra […] dalla porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante” (Gv 10,1). Se volessimo applicare queste sue parole a quello che Lui stesso fa, potremmo dire che anch’egli si è comportato da ladro, e continua a farlo: entra, infatti, nella nostra vita forzando la nostra volontà di farlo entrare, rubandoci la libertà di decidere se, come e quando accoglierlo o rispondere a quanto ci chiede.

Molti percepiscono in tal modo la presenza del Signore Risorto e finiscono per nascondere le proprie paure o i propri dubbi sulla possibilità che il Signore li stia chiamando ad una speciale consacrazione dietro all’accusa di una invasione di campo da parte sua, dietro alla rivendicazione a seguire la propria libertà, facendo quello che si vuole o ci si sente.

Ma potremmo pensare anche diversamente! Potremmo, infatti, immaginare che il venire “a porte chiuse” ci mostri la tenace e ferma volontà da parte del Signore di farci toccare con mano, come con Tommaso, la grandezza del suo Amore misericordioso. Egli desidera che nessuno sia escluso dalla sua Misericordia e per questo, se anche il nostro cuore fosse chiuso, stanco, freddo… Egli viene lo stesso, in punta di piedi, e prima ancora di chiamarci, ci ama con tutto l’Amore che gli è possibile, ci ama mostrandoci la sua Passione per noi, passione di cui porta permanentemente i segni sul suo corpo di Crocifisso Risorto.

Ed è amandoci che ci chiama, ed è amandoci Lui per primo e così tanto che scatta in noi la consapevolezza di essere chiamati a corrispondere ad un Amore così grande: una risposta che può essere solo libera e volontaria, perché nasce per amore, dall’esperienza di sapersi tanto amati!

E forse non è poi così male che questa partita della vita si possa giocare anche “a porte chiuse”. In fondo, anche se fuori c’è tanta gente che fa il tifo per te e ti aspetta, l’incontro si gioca a tu per tu: tu e Lui, tu discepolo e figlio chi-amato e Lui, “tuo Signore e tuo Dio”.


Vieni a porte chiuse,
o Signore Risorto,
entra pure nella mia vita:
non occorre che bussi o apri la porta.
Vieni a porte chiuse,
te lo chiedo con tutto il cuore.
Tranquillo, non mi sono arreso fatalmente alla tua volontà,
nemmeno ho rinunciato alla mia libertà…
Ti prego di venire a porte chiuse
perché ho capito che solo così
tu puoi mostrarmi che la tua infinita misericordia
viene prima di ogni mia paura, dubbio e peccato…
perché solo così io posso sentirmi avvolto dal tuo amore misericordioso.
Vieni a porte chiuse,
perché io non possa vantare meriti nei tuoi confronti
ma la mia sola gioia sia di sapermi amato e chiamato da te,
mio Signore e mio Dio.

20190421 Pasqua C

Gv 20,1-9

Un piccolo dettaglio. Apparentemente una sottolineatura insignificante: non sembra infatti necessario che l’evangelista Giovanni si soffermi ad aggiungere che Maria di Magdalà “si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio…”. Eppure egli ci tiene a comunicartelo, probabilmente perché desidera formulare un appello alla tua conversione, più profondo e più ricco di una semplice annotazione di tempo.

Infatti, il fatto che sia ancora buio quando Maria esce di casa è un invito urgente ad avere fiducia nel Signore, un incoraggiamento a seguirlo senza timori. Non puoi aspettare che il sole sia sorto da un pezzo, non puoi attendere che si faccia pieno giorno: per quanto tu possa essere certo che il Signore ti stia chiamando nella via del ministero ordinato (come pure di qualsiasi altra vocazione), non potrai mai avere certezze totali su come e perché abbia scelto proprio te, tantomeno potrai vantare di avere qualche sicurezza per quanto riguarda le tue capacità future di essere fedele sempre a questa scelta! Per quanto tu possa intravedere il mattino, la nuova giornata, la nuova vita che si spalanca davanti a te con il “sì” che potresti o stai per pronunciare, il buio ti accompagnerà sempre: ed è proprio nel buio che puoi riconoscere e vedere meglio la luce pasquale che il Signore viene a portare nella tua vita, e attraverso la tua scelta a quanti incontrerai.

L’andare di Maria nel buio del primo mattino, inoltre, è significativo perché sospinto, provocato…chiamato! Ella va perché è il suo cuore a metterla in movimento e non chissà quali congetture di pensiero. Di fatto, dovrebbe ragionevolmente tenersi alla larga da quel sepolcro, presa dallo sconforto per il triste finale della vicenda terrena di Gesù e dalla paura che possa succederle qualcosa di simile, solo perché è sua discepola. Invece va, perché è il suo cuore a mettersi in moto: sente che è il Crocifisso Risorto a chiamarla, e non un semplice crocifisso sepolto. Vale anche per te: quelli che da solo, o con l’aiuto di qualcuno che ti accompagna, stai leggendo come i segni della chiamata e metterti a servizio del Signore e della Chiesa, sebbene segnati dal buio delle tue fragilità e dei tuoi peccati, non sono altro che la voce mattutina del Crocifisso Risorto che ti chiama a risorgere con Lui, che ti chiama ad una vita nuova.

Vai, allora, anche te! È già mattino: corri al sepolcro!
Non avere paura se vedi ancora buio attorno a te, e forse anche dentro di te!
Se è Lui che ti sta chiamando, non aver timore: corri! Di’ di “sì”!
È il Crocifisso Risorto che ti chiama a fare Pasqua con Lui!


Signore Gesù, anche se la tua presenza nella Chiesa
segna già il mattino di un nuovo giorno,
fa’ che io oggi possa ascoltare di nuovo la tua voce
che mi chiama per nome e mi invita a seguirti,
pur nel buio delle mie fragilità e dei miei peccati.
Attrai il mio cuore a te,
o Crocifisso Risorto,
e fa’ che il mio “Sì” alla tua vocazione
mi faccia entrare per sempre nella gioia della tua Pasqua!
Amen.

20190414 Palme C

 

Lc 19,28-40 Ingresso in Gerusalemme
Lc 22,14-23,56 Passione

 

Signore Gesù,
volto della Misericordia del Padre,
l’evangelista Luca raccontandoci il tuo ingresso in Gerusalemme
ci dice che tu “camminavi davanti a tutti”.

Sulla via dell’amore al Padre e ai fratelli,
sulla strada della ricerca e del compimento della volontà del Padre
tu precedevi tutti, aprendo il cammino e mostrando l’esempio.

Ancora oggi tu ci precedi nella via dell’amore
e ci mostri il percorso da compiere
quando ci abita il desiderio di scoprire il sogno del Padre sulla nostra vita
oppure quando desideriamo rispondere alla chiamata che abbiamo già sentito.

In questi giorni santi vorremmo chiederti la Grazia
di poterti seguire da vicino,
posando i nostri timidi e incerti passi sulle orme lasciate dai tuoi;
di lasciarci riempire il cuore
dai sentimenti che abitavano il tuo cuore nelle ore della Passione;
di meravigliarci per le parole e i gesti di misericordia
che hai rivolto ancora una volta a Giuda, a Pietro,
e pure a coloro che ti insultavano o ti crocifiggevano;
di stupirci della tua fedeltà al Padre,
anche nelle ore più buie della tentazione e della prova;
di farci sentire cosa significhi davvero
 “prendere la propria croce ogni giorno e seguirti”,
come Simone di Cirene.

Il nostro cuore, però, è spesso pieno di paure e di dubbi,
e facilmente facciamo l’esperienza del peccato e cadiamo in contraddizione:
non ti chiediamo, allora, di riuscire a starti dietro.
Ti preghiamo, piuttosto, di prenderci per mano in questa Settimana Santa,
e di condurci direttamente tu dentro al mistero del tuo amore, crocifisso per noi.

Facci passare per le tue piaghe,
bagnaci con il tuo sangue,
mostraci la “misura alta” dell’Amore,
che non trattiene nulla per sé,
ma si fa tutto dono ai fratelli!

Afferrati dal tuo amore “più grande”,
saremo così capaci di un “Sì” generoso e incondizionato
alla volontà del Padre, tuo e nostro,
e cammineremo per sempre con te, dietro a te, sulla via dell’Amore.

E questa sarà la nostra gioia!

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
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