LettVoc Qu4

Gv 3, 14-21

Di notte, un personaggio va a trovare Gesù. Vuole capirci un po’ di più. Vuole interrogare il Maestro. Vuole sfidarlo, in un certo senso. Per vedere se quello in cui ha sempre creduto ha un valore. Per vedere se quel Rabbi di Galilea ha invece qualcosa di nuovo da dirgli, da dargli, da mostrargli.

Si chiama Nicodemo, quest’uomo. Ma potrebbe chiamarsi con il nome di ogni cercatore di Dio, che va da lui per cercare uno squarcio di luce e vedere sconfitte le tenebre che si porta dentro.

Gesù rivela a Nicodemo un segreto, che ormai non è più un segreto: Dio ama. Dio ha amato. Dio amerà. Il Dio che Nicodemo cerca a tentoni e che Gesù gli svela nel suo mistero più lampante, è che il Signore è un Innamorato dell’uomo. Talmente innamorato, talmente folle, da darci in mano il suo Figlio, il più bello tra tutti i figli dell’uomo.

Non solo l'uomo, ma è il mondo che è amato, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione intera. E se egli ha amato così, anch’io, preso dentro dal suo vortice d’amore, non posso che amare. O almeno provarci. Le nostre saranno soltanto briciole, in confronto all’amore suo. Ma dentro una briciola può starci tutta la fragranza del pane, tutta la sofferenza di una croce, tutta la gloria di un innalzamento da terra, che non riguarda solo il Cristo, ma ogni discepolo.

Mentre Gesù viene innalzato – e la Pasqua è ormai all’orizzonte, per Nicodemo e per tutti – gli occhi della gente sono puntati su quel Figlio gratuitamente dato a noi. Non vediamo solo un uomo che si dibatte, in quella croce. Vediamo l’estremo atto d’amore di Dio, che pur di inseguire l’uomo nelle sue notti, è salito in alto con dolore e sudore, pur di vedere dove ci fossimo nascosti da Lui. E il nostro destino non è solo guardare verso la Croce, per essere visti finalmente e invocarne salvezza, ma essere innalzati da terra con Lui, per guardare da lassù, da quella vertiginosa altezza d’amore il mondo e l’uomo. Si capiscono tante cose, stando lassù.

Innamorati, come Lui. Talmente folli da fare anche della nostra esistenza, minuscola briciola che racchiude l’infinito, un dono d’amore.

Concedimi, o Dio misericordioso,

di desiderare con ardore ciò che tu approvi,

di ricercarlo con prudenza,

di riconoscerlo secondo verità,

di compierlo in modo perfetto, a lode e gloria del tuo nome.

 

Metti ordine nella mia vita,

fammi conoscere ciò che vuoi che io faccia,

concedimi di compierlo come si deve

e come è utile alla salvezza della mia anima.

 

Che io mi stanchi di ogni gioia in cui tu non sei presente,

che non desideri nulla all'infuori di te.

Concedimi, Signore mio Dio,

un'intelligenza che ti conosca,

uno zelo che ti cerchi,

una sapienza che ti trovi,

una vita che ti piaccia,

una perseveranza che ti attenda con fiducia,

e una fiducia che alla fine arrivi a possederti.

 

(S. Tommaso d'Aquino)

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