Lettura vocazionale del Vangelo domenicale

 

LettVoc TO32

Mc 12,38-44

O tutto o niente! 

Non è il capriccio di un bambino, ma la comprensione matura della dinamica del dono, della dinamica dell’amore.

Se vuoi donare qualcosa di te ad un altro o ti coinvolgi – con tutto te stesso – nel gesto oppure rischi che il tuo dono non parli, che sia insignificante. Dare “parte del superfluo” come i ricchi del vangelo non equivale a donare.

Se vuoi amare una persona o ti coinvolgi totalmente oppure rischi di fare altro. Darsi all’altro a part-time non equivale ad amare.

Se vuoi dedicare la tua vita al servizio di Dio e dei fratelli o ti coinvolgi giocando tutto quello che sei oppure rischi di essere un semplice attore. Farsi vedere o aspettarsi qualcosa in cambio non equivale a servire.

O tutto o niente!

Ecco cosa può insegnarci una povera vedova che va al tempio e offre le sole due monetine che possiede: che se vuoi donare qualcosa o – ancor più – vuoi fare della tua vita un dono, devi essere disposto a giocare tutto quello che hai e che sei, anche a rischio di perdere qualcosa.

L’amore è tale e cresce solo “perdendosi”.

O tutto o niente!

 

O Dio, Padre degli orfani e delle vedove,
rifugio agli stranieri,
giustizia agli oppressi,
sostieni la speranza del povero
che confida nel tuo amore,
perché mai venga a mancare
la libertà e il pane che tu provvedi,
e tutti impariamo a donare
sull’esempio di colui che ha donato se stesso,
Gesù Cristo nostro Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con te
nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.
Amen

LettVoc TO30

Mc 10, 46-52

Chi è cieco per davvero? Bartimeo, il barbone seduto ai margini della strada e della vita, che quando sente passare Gesù lo chiama pieno di fede, oppure la folla che subito lo sgrida, fa tacere le sue urla sconvenienti?

Chi è cieco sul serio? Quello che senza la vista degli occhi sa riconoscere il Messia e ha capito di chi può fidarsi o quello che pur vedendoci benissimo con le sue pupille non riesce a scorgere più in là del suo naso e vede solo se stesso, il proprio ego, i suoi capricci?

Non c’è dubbio che, come diceva Saint-Exupery nel Piccolo principe “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Bartimeo era uno che col cuore ci vedeva benissimo, era capace di guardare nel profondo il proprio stato d’animo e di chiamare per nome ciò che lo abitava; era capace di distinguere con attenzione quelli che gli passavano accanto, se fossero buoni o cattivi, gente che voleva aiutarlo o che solo lo prendeva in giro; era uno che aveva allenato gli occhi del cuore per avvistare e accogliere il suo Salvatore, appena sarebbe arrivato.

Percepire, guardare, scorgere, intravedere, scrutare, adocchiare, avvistare, ravvisare. Ma forse gli mancava ancora qualcosa. Che qualcuno aprendogli anche gli occhi del corpo, lo rendesse capace di vedere la sua vita dall’alto, cioè concepirla come un progetto, come uno splendido disegno.

Forse ci manca questo, talvolta. Quegli ultimi “decimi” di fede da aggiungere alla nostra vista, magari già sana, robusta e perspicace. Quell’ultima manciata di diottrie che solo Gesù Cristo ci regala, e che ci fa percepire la nostra esistenza a colori, dove tutto ha il suo posto e il suo perché.

Sguardi così si possono solo invocare.

Donaci Signore,
occhi per vedere le necessità del mondo
e un cuore per amare l’universo che tu ami.
 
Donami un cuore di carne,
non un cuore di pietra,
per amare Dio e gli uomini;
donami il tuo stesso amore
per amare veramente,
dimentico di me stesso.
 
Donami la tua luce per riconoscere i tuoi segni.
Donami di conoscerti negli altri e di conoscere
in loro la tua voce e i tuoi desideri.
 
Signore, ho bisogno dei tuoi occhi:
dammi una fede viva.
Ho bisogno del tuo cuore:
dammi una carità a tutta forza.
 
Ho bisogno del tuo soffio.
dammi la tua sapienza,
per me e per la tua Chiesa.
Dammi la capacità di compiere pienamente
ciò che tu mi chiedi.
 
(L. J. Suenens)

LettVoc TO29

Mc 10, 35-45

Certo che … Giacomo e Giovanni appaiono un tantino sfacciati nel vangelo di oggi. D’accordo che tra loro e il Maestro di Galilea c’era un buon feeling, una confidenza reciproca, ma quel tono imperativo ci impressiona un po’. Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo. Qui i ruoli si invertono: non è più Dio che chiede e chiama, e l’uomo che risponde, ma sono gli uomini che pretendono e Dio che viene costretto ad esaudire.

Ma Gesù sembra stare al gioco. Al contrario di noi, che al posto suo ci saremmo irritati e li avremmo subito interrotti con prepotenza, esclamando: “Come vi permettete?”. No, Gesù li ascolta e li invita ad andare avanti, sa che potrà ricavare qualcosa di buono anche da quell’inizio così maldestro. Cosa volete che io faccia per voi?

E loro? Ecco il punto: prenotano poltrone! Spaventati dal rimanere senza un posto, senza ruolo, senza un nome, di restare dei “pinco pallino qualsiasi”, bramano di sedersi a destra e a sinistra del trono di chi comanda la storia e il mondo. “Così saremo finalmente qualcuno. Così varremo!”.

Ancora una volta, colpisce la pazienza e l’amorevolezza con cui Gesù corregge l’ottica scentrata dei due, e corregge pure l’indignazione invidiosa degli altri dieci. Ne approfitta per dire che nel suo Regno non serve la prenotazione obbligatoria, e che ben altre sono le strade che conducono al Cielo. E poi arriva a dire un segreto quasi impossibile da credere: non il sedersi comodamente, ma l’abbassarsi servizievolmente è la chiave per entrare nel Regno.

Per Gesù ogni diatriba, ogni richiesta, ogni sfacciataggine, ogni sdegno, persino ogni peccato può diventare terreno fecondo dove seminare una nuova e più intensa chiamata. Nulla lo spaventa, nemmeno le pretese dei suoi apostoli che sembrano così superbi e ambiziosi, ma che in fondo desiderano solo essere amati, ascoltati, guidati: “figli del tuono” che minacciano tempesta e in verità invocano solo il bel tempo.

 

Oggi, domenica 21 ottobre 2018, si celebra la Giornata missionaria mondiale, dal tema: “Giovani per il Vangelo”.
Vogliamo affidare l’impegno missionario di tutti i giovani nei loro ambienti di vita, con la preghiera di papa Francesco per questo mese missionario e per il Sinodo dei vescovi sui giovani che entra nella sua ultima settimana di lavori.

Signore Gesù, ti affidiamo
tutti i giovani del mondo.
Ti preghiamo perché con coraggio
prendano in mano la loro vita,
mirino alle cose più belle e più profonde
e conservino sempre un cuore libero.

Accompagnati da guide sagge e generose,
aiutali a rispondere alla chiamata
che Tu rivolgi a ciascuno di loro,
per realizzare il proprio progetto di vita
e raggiungere la felicità.
Tieni aperto il loro cuore ai grandi sogni
e rendili attenti al bene dei fratelli.

Come il Discepolo amato,
siano anch’essi sotto la Croce
per accogliere tua Madre,
ricevendola in dono da Te.
Siano testimoni della tua Risurrezione
e sappiano riconoscerti vivo
accanto a loro
annunciando con gioia
che tu sei il Signore. Amen.

 

 

LettVoc TO28

Mc 10, 17-30

Quello di questa domenica è proprio  un vangelo vocazionale!

Un tale corre incontro a Gesù con entusiasmo, gli si getta alle ginocchia, gli fa una domanda da cento milioni di dollari: “Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna? Cosa posso fare per ottenere quella vita piena che da sempre cerco?”.

Una scena bellissima, da filmare e rivedere cento volte al rallenty, perché lì dentro – nel cuore di quel giovane – ci stiamo tutti, ma proprio tutti, con la nostra sete di felicità e di pienezza che ci abita e con le domande più profonde …

Ma poi qualcosa si blocca, l’inquadratura finale dai toni smorti e grigi e il primo piano su quel volto ormai rattristato, ci fanno capire che non c’è lieto fine in questa storia. Perché mai? Cos’è successo?

Rewind. Gesù gli dice: “Quella vita che cerchi è dietro a me, la avrai se mi segui. Quel tesoro che brami sono io, il tuo cuore è troppo assetato di gioia e bellezza per saziarsi di oro e argento. Quella roba luccica, ma con me c’è di più: cento volte tanto, e la vita eterna nel mondo che verrà e non finirà!”.

A noi il compito di cambiare il finale di questa storia.

A noi, i ricchi assetati di oggi, far sì che non restiamo a bocca asciutta per colpa dei nostri gretti attaccamenti che ci tengono schiavo il cuore… 

Vi sono cento buoni motivi per dire di sì. Comincia dal primo.

 

Oggi, domenica 14 ottobre 2018, viene proclamato santo Papa Paolo VI.
Vogliamo pregare con le parole di una sua preghiera scritta per la prima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (11 aprile 1964).

O Gesù, divino Pastore delle anime,
che hai chiamato gli Apostoli
per farne pescatori di uomini,
attrai a te ancora anime ardenti e generose di giovani,
per renderli tuoi seguaci e tuoi ministri;
falli partecipi della tua sete di universale Redenzione,
per la quale rinnovi sugli altari il tuo Sacrificio:
Tu, o Signore, «sempre vivo a intercedere per noi»,
dischiudi loro gli orizzonti del mondo intero,
ove il muto supplicare di tanti fratelli
chiede luce di verità e calore di amore;
affinché, rispondendo alla tua chiamata,
prolunghino quaggiù la Tua missione,
edifichino il Tuo Corpo mistico, che è la Chiesa,
e siano «sale della terra», «luce del mondo».
Estendi, o Signore,
la tua amorosa chiamata
anche a molte anime di donne illibate e generose,
e infondi loro l’ansia della perfezione evangelica,
e la dedizione al servizio della Chiesa
e dei fratelli bisognosi di assistenza e di carità.
Cosi sia.

 

LettVoc TO27

Mc 10,2-16

Un diamante è per sempre”.

Così recitava una pubblicità di qualche anno fa.
Un diamante è per sempre perché duro e tenace, perché capace di condurre calore ma allo stesso tempo resistente al fuoco. Un diamante è per sempre perché emerge dal sottosuolo come frutto del lavorio di migliaia di anni.

Un diamante (in questo caso il prodotto lavorato, quello a cui faceva riferimento la pubblicità) è per sempre perché è comunemente il segno con cui i fidanzati usano accompagnare la richiesta di matrimonio, esprimendo così il desiderio e il loro impegno affinché quella unione possa essere un dono vicendevole, fedele ed eterno. Per sempre, appunto!

Con immagini diverse anche Gesù, nel Vangelo odierno, ci ricorda che il dono d’amore degli sposi è un dono con il gusto della fedeltà e il profumo dell’eternità: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10, 7-9).

Il “sì” dell’uomo alla donna, e viceversa, vale per sempre! Come un diamante! È un “sì” duro, che non si può distruggere, rompere facilmente; è un “sì” tenace, resistente alle prove, alle fatiche; è un “sì” che trasmette il calore dell’amore umano e genera vita; è, infine un “sì” resistente alle tentazioni e alle passioni.

Un “sì” che può indurre paura se ti stai preparando a pronunciarlo, oppure se ti stai interrogando su quale sia la tua vocazione: è, infatti, un “sì” che vale per ogni scelta di vita. Eppure è un “sì” di cui non possiamo fare a meno, nessuno!

Perché è il segno, l’immagine dell’Amore eterno e fedele, duro e tenace, con cui Dio ama ciascuno di noi. Un Amore che, come il salmista non cessa di ripetere, “è per sempre” (cf Sal 135)!

 

Oggi, domeniva 7 ottobre 2018, ricorre il centenario della morte del beato Giuseppe Toniolo. Alla sua intercessione affidiamo la nostra preghiera.

Signore Gesù,
ti ringraziamo per averci dato
il beato Giuseppe Toniolo,
esemplare sposo e padre
sapiente educatore di giovani
dalla cattedra universitaria.
Egli ha dedicato la vita
interamente al tuo Regno,
nella testimonianza del Vangelo
come sorgente di salvezza
per la cultura e la società.
Fa' che il suo esempio
ci spinga ad amarti
come egli ti ha amato.
La sua intercessione
ci sostenga e ci aiuti
nelle nostre necessità.
Dona alla Chiesa,
che egli ha tanto amato e servito,
di poterlo onorare accanto a Te,
sui tuoi altari,
testimone di santità laicale
a gloria della Santissima Trinità.
Amen.

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
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