14 mag. 2017

Gv 14,1–12

     E’ davvero molto profondo e toccante il dialogo che Gesù intrattiene con i suoi discepoli la sera dell’ultima cena, poco prima di entrare nella passione. S. Giovanni – nel Vangelo di questa domenica – ci permette di intravvedere i sentimenti del cuore di Cristo, i suoi pensieri, l’intimità di questo dialogo, la pregnanza delle sue parole. Esse sono rivolte anche a noi oggi e le sentiamo dense della sua Pasqua: le ha firmate con la sua morte in croce, le ha riempite della sua gloria, le ha impregnate dell’unzione dello Spirito Santo. Per questo sono parole che allietano il cuore, lo segnano in profondità, lo cambiano radicalmente.
     “Non sia turbato il vostro cuore”. Gesù rivolge ai suoi discepoli parole che incoraggiano a non aver paura a non temere. Avranno da essere resi partecipi della sua passione, da patire il fallimento – almeno apparente – del suo progetto, da vedere infrante le loro attese. E li conferma: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”.
     Perché il loro cuore sia ancor più forte, Gesù rinnova la sua promessa: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore Vado a prepararvi un posto”. Nonostante la vita in casa conosca momenti di difficoltà e fatiche, la casa evoca il luogo degli affetti più profondi, della cura, del riposo, della sicurezza. E’ un luogo certo! La casa che il Signore Gesù Cristo ha preparato per noi con la sua Pasqua è duplice: una relazione profonda con Dio nostro Padre, il Dio vero e vivo, il Dio che ci ha donato la vita e ci attende accanto a Lui nella gloria eterna. La “seconda casa” è la Chiesa, la comunità dei fratelli che condividono l’unica fede, che ascoltano l’unico Maestro, che si nutrono dell’unico Pane di vita.
     S. Pietro Apostolo ci incoraggia ad essere “pietre vive” di questa casa, per essere anche noi “costruiti come un edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio”. È la bellezza del mistero della Chiesa: una casa dove a ciascuno è dato un dono e un compito, per il bene di tutti; dove la “regola d’oro” è il comandamento dell’amore, a Dio e ai fratelli; dove il pane quotidiano è l’Eucaristia; dove il Medico Celeste si prende cura di tutti noi mediante il perdono.
     Preghiamo il Signore, perché questa casa continui ad essere edificata dallo Spirito Santo e ciascun battezzato, in nome del dono ricevuto, possa dire il proprio sì alla chiamata del Signore, per il bene di tutta la casa, perché ogni suo figlio – affidandosi all’unica Via che è Cristo – possa avere in dono la Vita Eterna, nella Casa del Padre.

O Padre,
che ti riveli in Cristo maestro e redentore,
fa’ che aderendo a lui, pietra viva,
rigettata dagli uomini,
ma scelta e preziosa davanti a te,
siamo edificati anche noi in sacerdozio regale,
popolo santo, tempio della tua gloria.
Per Cristo nostro unico Signore. Amen.

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