16 apr. 2017

Gv 20,1–9

     “Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio”. La immaginiamo mentre si prepara in fretta, per uscire. Potremmo chiederle: perché uscire così presto? Perché andare al sepolcro? Che cosa servono al Maestro le tue attenzioni, ormai che è morto? Non è nel sepolcro quello che tu ami! Potrebbe risponderci: e dov’è allora? Finché non mi darai risposta, io continuerò a cercarlo là dove è sepolto il suo corpo.
     Maria esce in fretta e corre quando è ancora buio, perché non si è arresa all’evidenza della morte. Anzi, da quella parte neppure ha voluto volgere il suo sguardo; non si è arresa all’apparente inutilità delle sue cure verso Gesù, all’impossibilità per il suo amore di farlo rivivere, in qualche modo. Di fronte alla morte in croce del suo Signore, Maria di Màgdala sceglie la via meno immediata, quella cioè della lotta più essenziale: la lotta della speranza e dell’amore contro la morte. Corre al buio, corre anche quando non vede, corre rispondendo ad un’attesa che non sa dire, ma alla quale non è disposta a rinunciare.
     La pietra è stata ribaltata, il sepolcro è vuoto. Neppure questo interrompe la sua corsa, anzi, la prolunga, perché il sepolcro vuoto è per lei il primo segno cha annuncia un cammino ulteriore, dischiuso alla sua speranza. E la corsa diventa affannosa, così come a volte è la speranza, perché l’amore vede ciò che ancora gli occhi neppure osano intravvedere. Ma è un affanno buono, che vince la desolazione e risveglia dalla rassegnazione. Maria corre a chiamare Simon Pietro e il discepolo che Gesù amava. Ad essi chiede di aiutarla a ritrovare il Maestro. Pietro e Giovanni, che non avevano saputo correre al buio, ora invece si mettono anch’essi a correre, come sollecitati dalla domanda di quella sorella più fedele.
     Come Maria, anche oggi la Chiesa esce… e corre! Corre mossa dall’attesa di incontrare in pienezza il Cristo Risorto, per annunciare ad ogni uomo la gioia della Pasqua. Corre mossa dall’amore per l’intera umanità, alla quale porta l’olio della consolazione e il vino della speranza. Corre mossa dalla sete di nuovi giovani, scelti da Dio “con affetto di predilezione”, disponibili ad essere preti, per preparare al popolo di Dio la mensa pasquale, nutrirlo con la parola e santificarlo con i sacramenti.
     Se vorrà che la sua corsa non sia invano, avrà da cominciare a correre quando è ancora buio. E la speranza, che “vede ciò che ancora non è e che sarà” non mancherà di portare frutti abbondanti!

Coraggio! Irrompe la Pasqua!
È il giorno dei macigni
che rotolano via dall’imboccatura dei sepolcri.
È il tripudio di una notizia,
che si temeva non potesse giungere più
e che corre di bocca in bocca,
ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici.
È la gioia delle apparizioni del Risorto,
che scatena abbracci nel cenacolo.
È la festa degli ex-delusi della vita,
nel cui cuore all’improvviso dilaga la speranza.
Che sia anche la festa in cui il traboccamento della comunione
venga a lambire le sponde della nostra isola solitaria.
                                                                                                               don Tonino Bello

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