Lettura vocazionale del Vangelo domenicale

Molti si chiedono come Dio possa far capire loro la sua volontà e non ricevendo né messaggi né telefonate, si bloccano, credendo che Lui li stia prendendo in giro. Così posizionano la propria fede in modalità Stand by e a basso consumo. Al contrario sappiamo che il nostro “Sì” a Dio non avviene all’interno di una liturgia o di un ritiro spirituale se prima Dio stesso, attraverso un incontro in “carne ed ossa”, non ci raggiunge in qualche modo; occorre che prima egli ci inviti a riconoscerlo a poco a poco nei segni parlanti della vita. Come?
Come nelle fiabe più belle! Dove il principe o re atteso, sotto mentite spoglie, si fa vicino, ma in modo inaspettato, perché sia evidente che solo il protagonista può acconsentire: solo io posso decidere di “impegnarmi” o meno con Lui.
Non dobbiamo temere: Dio viene senz’altro incontro a coloro che lo cercano davvero!
E lo fa con un espediente.
Mi si presenta nascosto in poveri e bisognosi di vario tipo ponendomi un’esplicita richiesta di aiuto, magari con una semplice mano tesa. Chiede proprio a me che gli offra il meglio di me, anche se apparentemente insignificante. È vero che talvolta questo Dio mendicante chiede che gli doni proprio ciò che tengo più strettamente tra le mani.

Con tutto ciò, solo alla fine scoprirò che mentre Lui, nascosto, domandava abiti, sicurezza e libertà, in realtà ero io ad essere segregato e rinchiuso nella mia povertà.

Però ora, nel vangelo, mi è svelato il trucco e mi è detto con largo anticipo che solo facendo offerta di me a Lui, il primo a trovarsi nutrito da una vita sensata sarò proprio io.
Ma quando? Tutte le volte che…

 

 Dalla preghiera eucaristica IV

Noi ti lodiamo, Padre santo, per la tua grandezza:
tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore.
A tua immagine hai formato l'uomo,
alle sue mani operose hai affidato l'universo
perché nell'obbedienza a te, suo creatore,
esercitasse il dominio su tutto il creato.

E quando, per la sua disobbedienza,
l'uomo perse la tua amicizia,
tu non l'hai abbandonato in potere della morte,
ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro,
perché coloro che ti cercano ti possano trovare.

 

 LettVoc TO33

Sembra che esistano false divinità. Sono quelle che, foderate e rivestite dalle nostre aspettative, ci lasciano inevitabilmente soli con le nostre paure di fallire e svalutano la vita intera. Con questa paura serviamo un dio minuscolo, un idolo infantile, che veneriamo difensore delle nostre pigrizie e staticità. È un dio falso e falsario che ci vuole lasciare fermi, ridotti ai minimi termini, con un talento che pare essere una palla al piede. È però un idolo insidioso: mi fa guardare al Dono di me stesso come fosse un investimento rischioso... Mi blocca tra i “se” e i “ma” di “passioni tristi”. Non mi muove, non mi smuove dentro. Questo dio, rappresentazione proporzionale al mio io minimale, impedisce che mi metta in gioco e che contempli la meraviglia di una vita trafficata e spesa.
Ma i beni che possiedi, il Bene che sei, non è forse il segno di un Dio provvidente? Non è forse il vero Dio che ti ha riempito di talento “q. b.”, quanto basta per chiamarti ad una felicità senza misura?

Proprio a te Egli ha dato qualcosa di prezioso e unico: il talento di una vita. Credere in Dio, significa amarlo condividendo e portando frutto in tutto il bene che lui ti ha affidato: te stesso. Tu sei il bene che manifesta il suo volto, lui è l’origine del tuo valore. In questo senso, prendere parte alla gioia del Padrone non è questione di interessi calcolatori, ma di gioia condivisa e di desiderio di renderne partecipi anche altri.
La vita è il bene da condividere perché la gioia si moltiplichi e il gusto per questo Dio Padre dilaghi. Se abbiamo messo il talento sotto il letto o in una buca, per paura… Beh! È ora di credere davvero e di uscire allo scoperto, entrare nel gioco delle scelte di valore, con tutto il talento che si ha. Con il Talento che si è.

 

Preghiera sui Talenti


Dio solo può dare la fede, tu, però, puoi dare la tua testimonianza;
Dio solo può dare la speranza, tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli;
Dio solo può dare l’amore, tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare;
Dio solo può dare la pace, tu, però, puoi seminare l’unione;
Dio solo può dare la forza, tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato;
Dio solo è la via, tu, però, puoi indicarla agli altri;
Dio solo è la luce, tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti;
Dio solo è la vita, tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere;
Dio solo può fare ciò che appare impossibile, tu, però, potrai fare il possibile;
Dio solo basta a sé stesso, egli, però, preferisce contare su di te.
Fedele nel poco. Di fronte a ciò che ci viene donato.

 
LettVoc TO32
 
C’è qualcosa che non si può passare come fosse un oggetto di proprietà o una quantità. Qualcosa che si può partecipare ma non scambiare: è il tempo. Nei piccoli vasi delle vergini sagge del vangelo ci si può vedere il nostro tempo. Però quello di qualità, quella riserva preziosa che ci occorre per tenere in piedi, sveglia, la nostra vita attraverso scelte responsabili, relazioni che siano dono illuminante e riscaldante, nonostante tanti sprechi impoverenti. Un tempo ben speso e che non si può travasare nelle vite altrui.
È conservato in piccoli vasi a parte, non si brucia subito: è una riserva. Il tempo che dà qualità a tutti i nostri impegni e che prende valore dall’amore per le persone, per i fratelli e per Dio. Un tempo che serve agli incontri decisivi e inestimabili per avere gioia vicino a Colui che è il più importante di tutti.
 
Per poter incontrare il Signore e gustare la sua presenza occorre avere olio quanto basta: segno di tempo accumulato per la gratuità, per il dono, la preghiera, il cammino assieme a guide o maestri affidabili. Olio di un tempo straordinario.
Purtroppo è facile consumare in fretta, svuotare e svuotarsi, invidiando i vasi d’olio altrui senza riempire il proprio, esauriti dalla tristezza, senza dare luce e calore sufficiente, in-capaci di riconoscere volti “illuminati” per scegliere secondo Dio. 
Al contrario, è il desiderio che la vita personale sia una celebrazione di Dio e con Lui, che ci fa fare scorta, che ci fa cercare un “di più”. La saggezza del vangelo è quella di chi vuole essere discepolo del Signore e ne attende la visita con gioia, pur sapendo che se anche le stanchezze possono sopraffare, quel che vale è illuminare la via e scegliere di volerlo incontrare. Non è un accumulo egoistico ma saggezza popolare cristiana: perché basti il tempo di una vita, bisogna che ne avanzi per il Signore!
 
 
 
 
Preghiera per usare bene il tempo
 
Dio mio, insegnami ad usare bene il tempo che tu mi dai, senza sciuparlo.
Insegnami a prevedere senza tormentarmi,
insegnami a trarre profitto dagli errori passati
senza lasciarmi prendere dagli scrupoli.
Insegnami ad immaginare l'avvenire
senza disperarmi che non possa essere quale io l'immagino.
Insegnami ad agire senza fretta,
e ad affrettarmi senza precipitazione.
Fa' che io ami il tempo
che tanto assomiglia alla tua Grazia
perché esso porta tutte le opere alla loro fine
e alla loro Perfezione.
(Jean Guitton)
 

LettVoc TO31

Ci sono molti modi per farsi ammirare o lodare e per esercitare il proprio influsso, il proprio fascino sugli altri. Stando al Vangelo, una cattedra, un sapere, una piazza, oppure un banchetto, o una discussione da talk show dove camuffare con belle parole i pochi fatti che corredano le proprie affermazioni, sono solo alcuni dei contesti ideali per sviluppare una delle facoltà più ricercate dall’umanità: essere un leader.

Il discepolo di Gesù che è in ogni battezzato, vive la stessa tentazione: appena ha capito qualcosa di Dio e dell’uomo, cerca di avere adepti, followers delle proprie idee, che, si sa, sono le uniche geniali. In tal modo rischia di collocarsi su un piano di autorità mondana dove l’obiettivo diventa dare comandi, muovere le persone a bacchetta e collocare gli altri nei propri schemi.

Per evitare gli inutili rischi dell’idolatria del sé, Gesù ci ricorda quale sia la collocazione ottimale del discepolo. Per lui la gioia e il potere più grande stanno nel camminare dietro al proprio amato Maestro, crescendo nel sostegno reciproco della comunità di tutti gli altri discepoli. Non battitori liberi, bensì una cordata con Gesù, dove “gioia” non è arrivare prima, ma raggiungere la vetta assieme.

Per questo le scelte compiute ascoltando il Vangelo diventano tutte una questione di posizione: dove mi metto? Davanti al Maestro per “tirarlo” dove voglio io? Non sarà forse meglio fidarmi e lasciarmi accompagnare dalla Guida che più di tutte conosce la bellezza di una vita data in dono? Scegliere come spendere la vita non è trovarsi un posto, ma capire che posto diamo a Lui.

 

 

Preghiera a Gesù Maestro

O Gesù Maestro, santifica la mia mente ed accresci la mia fede.
O Gesù, docente nella Chiesa, attira tutti alla tua scuola.
O Gesù Maestro, liberami dall’errore, dai pensieri vani e dalle tenebre eterne.

O Gesù, via tra il Padre e noi, tutto offro e tutto attendo da te.
O Gesù, via di santità, fammi tuo fedele imitatore.
O Gesù via, rendimi perfetto come il Padre che è nei cieli.

O Gesù vita, vivi in me, perché io viva in te.
O Gesù vita, non permettere che io mi separi da te.
O Gesù vita, fammi vivere in eterno il gaudio del tuo amore.

O Gesù verità, ch’io sia luce del mondo.
O Gesù via, che io sia esempio e forma per le anime.
O Gesù vita, che la mia presenza ovunque porti grazia e consolazione.

Beato Giacomo Alberione

LettVoc TO30

 

L’amore per noi è una realtà potente e allo stesso tempo fragile. Può tutto e ti può far fare tutto, ma se non prende integralmente tutto, rischia di rimanere un’emozione e svanire nel nulla. Questo ci lascia perplessi e disillusi, e preferiamo cercare amori più piccoli, tascabili, qualcosa che si possa trattenere o possedere. Ma il battito del cuore non inganna: se è davvero Amore, il cuore batte calmo!

Quando ci mettiamo alla prova, quando siamo sotto sforzo, ci accorgiamo del limite di una amore fragile, superficiale. Alla prova del tempo o della fragilità umana nostra e altrui, oppure sotto i colpi del nostro orgoglio, sentiamo che il battito si indebolisce. Va anche detto che da soli non riconosciamo tanto facilmente le nostre povertà o sconfitte o le debolezze di cuore: vivere un amore sconfitto ha il sapore della capitolazione totale, del fallimento della vita.
Occorre auscultare, ascoltare in profondità, con pazienza, sentire il ritmo, la fedeltà, la totalità che amare ri-chiede.

Ci è necessaria una parola forte, che ridoni fiducia e sicurezza. Auscultando sentiamo la forza del comandamento: un imperativo che viene detto dall’esterno ma che trova dentro al nostro cuore una predisposizione. Ascoltando nel silenzio e con pazienza si sente che il battito energico sta nel desiderio profondo di essere forti e disponibili a rispondere ad un Amore più forte, fedele e sicuro davvero. Quello di cui la parola del Vangelo è la sintesi: il Signore Gesù Cristo. Con quale misura sei chiamato ad amare? Il metro dell’amore é il “tutto te stesso”, un amore imparziale, completo. Dio vuole che tu ami con la misura di tutto te stesso. E sicuramente sta chiamando anche te ad un amore così. Ausculta bene!

 

 

Dal Salmo 16

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
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