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“In ciascuno di noi c’è ‘la buona stoffa’ per realizzare il più bell’abito della nostra vita e farne un dono al Signore e ai fratelli”. Si potrebbe sintetizzare con queste parole il messaggio che si sono portati a casa i circa 300 chierichetti della nostra diocesi che sabato scorso hanno partecipato in Seminario all’annuale Festa diocesana.
Il messaggio – va detto – non è nuovo: trova la sua origine nel primo dialogo tra san Giovanni Bosco e san Domenico Savio; il santo educatore riconobbe da subito in Domenico “la buona stoffa” per realizzare qualcosa di bello, di grande, nella vita e il giovane santo approfittò per affidarsi
immediatamente alla cura e alla passione dell’abile “sarto” don Bosco.
Un messaggio che non è passato di moda: la presenza di chierichetti e accompagnatori nelle nostre parrocchie e sabato scorso a Vittorio Veneto, sono un segno che in giro c’è ancora “buona stoffa” e che ci sono ancora dei “sarti” disponibili ad aiutare ragazzi e giovani a scoprire e realizzare nella
propria vita ciò che sono chiamati ad essere.

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Cinque pani fragranti hanno fatto da filo conduttore al pomeriggio della Festa dei chierichetti che sabato scorso, 28 aprile, si è svolta in Seminario con la partecipazione di circa 350 chierichetti e 150 accompagnatori. Cinque pani speciali come gli ingredienti di cui erano fatti: la lealtà, la creatività, il coraggio, la generosità e la fede; caratteristiche fondamentali per poter essere dei buoni chierichetti e, di conseguenza, dei buoni «artofòri», come diceva il titolo del Palio e della Festa di quest’anno.

Ricercati durante la scenetta iniziale, spiegati durante il momento di riflessione e offerti all’altare durante la S. Messa, i cinque pani erano il frutto del lavoro svolto da diversi gruppi parrocchiali durante le tappe del cammino del Palio. Un lavoro intenso e coinvolgente che ha portato i chierichetti a conoscere la vita del loro patrono san Tarcisio, a pregare assieme davanti all’Eucaristia (alcuni hanno colto l’occasione per recarsi alla Cappella dell’Adorazione perpetua a Conegliano) e a farsi anche loro «portatori del pane» – questo è il significato di «artofòri» – accompagnando il proprio don oppure un ministro straordinario della Comunione da alcuni anziani e malati (altri invece hanno letteralmente messo le mani in pasta e poi hanno offerto il pane ai poveri, per esempio portandolo alla Mensa dei frati cappuccini a Conegliano); infine hanno realizzato, nei modi più diversi, una sagoma del santo che documentasse, nel retro, il percorso fatto.

Per la giuria, composta dagli educatori del Seminario, non è stato semplice stilare la classifica: la qualità dei contenuti e delle realizzazioni artistiche era davvero molto buona. Alla fine il Palio è stato portato a casa dal numeroso gruppo dell’unità pastorale di Albina, Campomolino e Gaiarine che ha saputo mettere insieme l’originalità nella realizzazione delle prove con la bellezza dell’opera finale.

Il pomeriggio di festa, preparato e animato dai seminaristi della Teologia e del Minore, ha visto inoltre i chierichetti realizzare un grande san Tarcisio colorato con i gessi sul parcheggio-campo asfaltato e formare poi l’immancabile processione verso la Cattedrale per la celebrazione della S. Messa presieduta dal vescovo Corrado.

Ricordando la sua esperienza di chierichetto, il legame con san Tarcisio e le parole di una sua catechista, il vescovo ha ricordato che tutti siamo chiamati a portare frutto nella nostra vita diventando sempre più buoni, coltivando – ecco nuovamente in gioco le caratteristiche dei cinque pani – la nostra amicizia con il Signore e le relazioni con gli altri, in un spirito di servizio: facendo così si può scoprire la propria vocazione, anche quella a diventare preti, portatori di quel «buon pane» che è Gesù nell’Eucaristia. È stato così per il vescovo Corrado, speriamo possa esserlo anche per qualche altro chierichetto della nostra diocesi!

don Paolo Astolfo

(L'Azione n°19 - domenica 6 maggio 2018)

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Seminario Vittorio Veneto

 
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