20191103 XXXI Tempo Ordinario C

Lc 19,1-10

«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (Benedetto XVI, enciclica Deus Caritas est, 1).

È stato così anche per Zaccheo. In quanto pubblicano e peccatore, chissà quanti sguardi di disprezzo, di odio avranno incrociato il suo. Ora, su di lui, si posa lo sguardo di Gesù, che non va in cerca per prima cosa dei suoi peccati, ma della sua povertà, di ciò che gli manca per una vita piena. 

La parola di Gesù non mi giudica per umiliarmi, ma interpella la parte migliore di me, quella che nessun peccato arriverà mai a cancellare. 

In Zaccheo è evidente una logica che ci sorprende: non ha potuto incontrare Gesù perché era a posto, ma è stato l’incontro con Gesù a cambiarlo. Questo ci ricorda che la chiamata del Signore, anche a diventare preti, non è riservata esclusivamente ai più buoni, ai più fedeli, ai più impegnati. Dio chiama nella sua libertà, magari anche chi è lontano, incostante, ai margini e proprio chiamando fa rinascere. Potenza del suo amore.

Il passaggio del Signore lascia un segno inconfondibile: un senso di pienezza, poi il superamento di sé, il desiderio della condivisione e della giustizia, la disponibilità pronta alla Sua chiamata.

Tutto questo tempo a chiedermi
cos’è che non mi lascia in pace…
Tutti questi anni a chiedermi
se vado veramente bene
così come sono così.
Così un giorno
ho scritto sul quaderno:
Io farò sognare il mondo con la musica.
Non molto tempo
dopo quando mi bastava
fare un salto per
raggiungere la felicità
e la verità è che
ho aspettato a lungo
qualcosa che non c'è
invece di guardare il sole sorgere.
(Elisa, Qualcosa che non c’è)

Signore Gesù, aiutami a non inseguire qualcosa che non c’è,
ma a riconoscerti come Sole che sorgendo
rischiara la vita del mondo,
la mia vita.
Fa’ che sappia lasciarmi rischiarare da Te,
per imparare a rischiare per Te.

Share
 
 
Back to top