20190210 V Tempo Ordinario C

 

Lc 5,1-11

Non si può!
Non ne sono capace!
Non ne sono degno!

Tre obiezioni …che Simon Pietro prova a sollevare di fronte all’invito di Gesù.

Tre obiezioni che ben interpretano quanto passa per il cuore e per la testa di ciascuno di fronte agli inviti di conversione che Gesù ci rivolge nel Vangelo…tanto più se essi risuonano, nel cuore di un giovane, come chiamata a seguirlo mettendo la propria vita a servizio suo e dei fratelli.

Non si può! È la pretesa della nostra ragione scientifica che vuole dare una spiegazione a tutto e pretende, appunto, che l’irrazionalità di un gesto comporti anche l’impossibilità umana di compierlo. È l’obiezione di chi ha il cuore chiuso alle sorprese, alle novità.

Non ne sono capace! È il tentativo di nascondersi dietro alle proprie capacità e/o incapacità, finendo per non lasciare spazio alla creatività e alla fantasia. È l’obiezione di chi ha il cuore chiuso al cambiamento.

Non ne sono degno! È la constatazione rassegnata di chi si sbarra la strada davanti, di chi non è capace di guardare oltre, di alzare lo sguardo dai propri fallimenti e dai propri peccati. È l’obiezione di chi ha il cuore chiuso alla speranza.

Tre obiezioni ragionevolmente umane, ma anche esclusivamente umane! Non tengono conto del modo di agire dell’altro, in questo caso di Dio.

Gesù, infatti, mostra a Pietro e ai suoi soci che Dio non ha paura delle povertà, dei limiti, degli insuccessi, dei peccati degli uomini: questi non possono essere la scusa per chiudere il proprio cuore a Lui e alla sua Parola, ma sono, al contrario, il luogo dove fare esperienza della Misericordia del Padre che ci raggiunge e ci chiama a seguirlo.

Non possiamo avanzare come obiezione alla chiamata del Signore, quegli aspetti della nostra vita che Lui ha scelto come luogo per manifestarci il suo amore e la sua chiamata!

Siamo invece invitati a passare da un approccio “giudiziario” – della serie “Obiezione, vostro onore” – capace esclusivamente di avanzare (rimanendo in difensiva!) con obiezioni che non ci mettono in gioco, ad una disponibilità del cuore che, pur consapevole delle proprie fatiche, dei propri limiti e degli insuccessi, sa aprirsi all’altro e fidarsi della sua promessa. Come Pietro.

Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”.


Dio di infinita grandezza,
che affidi alle nostre labbra impure
e alle nostre fragili mani
il compito di portare agli uomini
l’annunzio del Vangelo,
sostienici con il tuo Spirito,
perché la tua parola,
accolta da cuori aperti e generosi,
fruttifichi in ogni parte della terra.
(Colletta del giorno)

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