Pomeriggio di sabato 11 ottobre. La Cattedrale di Treviso vede riuniti tutti i 500 e più seminaristi del Triveneto, con i loro educatori, per la celebrazione dell'Eucaristia. Il motivo? Il Convegno dei seminaristi del Triveneto: un appuntamento che si ripete ogni 5 anni e che quest'anno è stato ospitato proprio dalla diocesi di Treviso, nell'ambito dei festeggiamenti per il centenario dalla morte di san Pio X.

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Una schiera di 500 chierichetti (e circa un centinaio tra parroci, cappellani, catechiste, accompagnatori e genitori), tutti con le vestine addosso, portando cartelloni o striscioni con il nome della propria parrocchia, ha colorato e riempito le vie di Vittorio Veneto lo scorso giovedì 24 aprile.

Qualche giorno prima di iniziare il tempo della Quaresima, noi educatori, ragazzi e giovani del Seminario siamo stati in pellegrinaggio al Monastero della Visitazione di Treviso, dove è custodita la reliquia del cuore di S. Francesco di Sales, nostro patrono.

            Una domanda sorge spontanea a tutti coloro che visitano questo luogo: come mai il cuore di S. Francesco, da Lione finì per arrivare a Treviso? La risposta chiederebbe il racconto di una lunga storia. Ma ci basta sapere che il santo vescovo di Ginevra morì quasi improvvisamente a Lione il 28 dicembre 1622, nel secondo monastero da lui fondato. Due giorni prima – quasi presagio dell’ultima sua ora – disse alla superiora della comunità: “Figlia mia, vi lascio il mio spirito ed il mio cuore e ve li dono come pegno del mio affetto”. Fu così, che mentre il corpo tornò ad Annecy, il suo cuore rimase custodito in quel monastero. Dopo vari trasferimenti, la comunità monastica di Lione giunse a Treviso intorno alla prima guerra mondiale, per l’intervento del patriarca di Venezia, il futuro S. Pio X. Dal 19 novembre 1918, la preziosa reliquia si trova alla Visitazione delle Corti, dove è custodita ed è visibile a tutti quelli che intendono venerarla.

            Un gesto di venerazione dunque, di preghiera e di affidamento al Santo Patrono: questo è il significato che abbiamo voluto dare al nostro pellegrinaggio. Nella sua giovinezza, Francesco di Sales aveva un temperamento tutt’altro che mite. Egli divenne poi il “Santo della dolcezza” per opera dell’Amore di Dio Padre, che plasmò il suo cuore fino a renderlo simile a quello del Signore Gesù. Un cuore cioè capace di carità pastorale, dedito all’accompagnamento delle anime, generoso nella difesa della fede cattolica, desideroso unicamente di rendere adorazione e gloria a Dio. Noi tutti abbiamo bisogno di imparare dai Santi a vivere nel quotidiano la santità della nostra vocazione, in modo particolare noi preti e coloro che il Signore ha scelto per il ministero sacerdotale.

            Per questo motivo abbiamo pregato S. Francesco di Sales: “O amabile S. Francesco di Sales, siamo davanti al tuo cuore che fu così simile a quello dolcissimo del Salvatore, noi ti preghiamo, ottienici da Dio le virtù della dolcezza e dell’umiltà”… perché ciascuno di noi impari a farsi “tutto a tutti nella carità”.

 

don Gianluigi Papa

Articolo per L’Azione

in occasione del pellegrinaggio

al Monastero della Visitazione a Treviso – 16 feb. ‘14

“In quel tempo, e precisamente nel 1913-14 venne eretta la Grotta di Lourdes con massi di roccia che i chierici, di ritorno dal quotidiano passeggio, portavano in Seminario dai colli vicini. Con questo nobile gesto i chierici intendevano porsi sotto la protezione di Maria, come se presentissero l’urgenza di un grande soccorso” (Pino Zangiacomi, Storia del Seminario, TipSe 1954, p.123).

1913-1914. Esattamente 100 anni fa gli educatori (prorettore era mons. Domenico Visintin) e gli studenti di Teologia ebbero l’idea di costruire nei cortili - ora parcheggio - del Seminario una copia della Grotta di Lourdes. E si misero all’opera essi stessi.

Con massi di roccia dei colli vicini. Durante le quotidiane passeggiate, nei dintorni del Seminario e tra le colline che fanno corona a Vittorio Veneto, portarono a casa una serie di massi che servirono a ricreare la classica fisionomia della grotta dove la Vergine apparve a Bernadette nel 1858 e la cui devozione ormai si diffondeva in Europa e in Italia. A completare la grotta arrivò in dono anche la statua della Madonna.

Un grande soccorso. Quanti ragazzi, quanti giovani, quanti preti hanno sostato in questi anni davanti alla grotta! Quanti avranno chiesto il soccorso e l’intercessione della Vergine Maria. Poco dopo la costruzione della grotta scoppiò la Grande Guerra: chissà quali sentimenti avranno affidato a Maria i giovani chierici o gli educatori del Seminario che sono dovuti partire per il fronte; chissà cosa le avranno affidato quelli che qui sono rimasti o tutte quelle persone che di qui sono passate. E poi ancora negli anni successivi: quante scelte o quanti momenti di fatica sono diventati richiesta di aiuto o di sostegno davanti a questa grotta. E la storia continua…

Sotto la protezione di Maria. Davanti alla grotta, infatti, gli educatori e i seminaristi si ritrovano ogni sera durante il mese di maggio per la recita del Rosario e, solennemente, ogni anno l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes. In questa occasione essi rinnovano inoltre un altro legame del Seminario con la Madre di Dio. Dal 1943 (sempre in tempo di guerra…) educatori, ragazzi e giovani ripetono l’Atto di affidamento al Cuore Immacolato di Maria.

Anche martedì prossimo, 11 febbraio, dopo la S. Messa delle ore 18,00 presieduta dal nostro vicario generale don Martino Zagonel, si svolgerà la processione dalla Cappella del Seminario alla grotta e il rinnovo di questo gesto. A Maria vogliamo chiedere - come dice il testo pronunciato per la prima volta nel 1943 - “di esserci madre e maestra affinché in lei possiamo conoscere meglio la volontà del suo Figlio Gesù, e con lei possiamo compiere sempre ciò che a lui piace”.

E siamo certi che questa nostra preghiera sarà accompagnata dall’affetto che tutta la chiesa diocesana vive per il suo Seminario e per i giovani che il Signore chiama ad essere pastori del suo popolo.

don Paolo Astolfo

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
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