Sospeso

Il 15 febbraio 1587, prima domenica di Quaresima, l'allora vescovo di Ceneda, mons. Mocenigo, apriva il Seminario accogliendo 12 seminaristi.

Sono passati 428 anni: Buon compleanno, Seminario!!!

Il prossimo 24 gennaio ricorre la memoria liturgica di S. Francesco di Sales, patrono del nostro Seminario Vescovile. La scelta di averlo come costante riferimento per il cammino formativo dei giovani seminaristi, si rivela di anno in anno saggia e promettente. Tra i tanti aspetti che di lui si potrebbero mettere fruttuosamente in luce per il nostro cammino cristiano e vocazionale, ne ho scelto uno che riguarda la virtù della giustizia e della ragionevolezza.

Pomeriggio di sabato 11 ottobre. La Cattedrale di Treviso vede riuniti tutti i 500 e più seminaristi del Triveneto, con i loro educatori, per la celebrazione dell'Eucaristia. Il motivo? Il Convegno dei seminaristi del Triveneto: un appuntamento che si ripete ogni 5 anni e che quest'anno è stato ospitato proprio dalla diocesi di Treviso, nell'ambito dei festeggiamenti per il centenario dalla morte di san Pio X.

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Una schiera di 500 chierichetti (e circa un centinaio tra parroci, cappellani, catechiste, accompagnatori e genitori), tutti con le vestine addosso, portando cartelloni o striscioni con il nome della propria parrocchia, ha colorato e riempito le vie di Vittorio Veneto lo scorso giovedì 24 aprile.

Qualche giorno prima di iniziare il tempo della Quaresima, noi educatori, ragazzi e giovani del Seminario siamo stati in pellegrinaggio al Monastero della Visitazione di Treviso, dove è custodita la reliquia del cuore di S. Francesco di Sales, nostro patrono.

            Una domanda sorge spontanea a tutti coloro che visitano questo luogo: come mai il cuore di S. Francesco, da Lione finì per arrivare a Treviso? La risposta chiederebbe il racconto di una lunga storia. Ma ci basta sapere che il santo vescovo di Ginevra morì quasi improvvisamente a Lione il 28 dicembre 1622, nel secondo monastero da lui fondato. Due giorni prima – quasi presagio dell’ultima sua ora – disse alla superiora della comunità: “Figlia mia, vi lascio il mio spirito ed il mio cuore e ve li dono come pegno del mio affetto”. Fu così, che mentre il corpo tornò ad Annecy, il suo cuore rimase custodito in quel monastero. Dopo vari trasferimenti, la comunità monastica di Lione giunse a Treviso intorno alla prima guerra mondiale, per l’intervento del patriarca di Venezia, il futuro S. Pio X. Dal 19 novembre 1918, la preziosa reliquia si trova alla Visitazione delle Corti, dove è custodita ed è visibile a tutti quelli che intendono venerarla.

            Un gesto di venerazione dunque, di preghiera e di affidamento al Santo Patrono: questo è il significato che abbiamo voluto dare al nostro pellegrinaggio. Nella sua giovinezza, Francesco di Sales aveva un temperamento tutt’altro che mite. Egli divenne poi il “Santo della dolcezza” per opera dell’Amore di Dio Padre, che plasmò il suo cuore fino a renderlo simile a quello del Signore Gesù. Un cuore cioè capace di carità pastorale, dedito all’accompagnamento delle anime, generoso nella difesa della fede cattolica, desideroso unicamente di rendere adorazione e gloria a Dio. Noi tutti abbiamo bisogno di imparare dai Santi a vivere nel quotidiano la santità della nostra vocazione, in modo particolare noi preti e coloro che il Signore ha scelto per il ministero sacerdotale.

            Per questo motivo abbiamo pregato S. Francesco di Sales: “O amabile S. Francesco di Sales, siamo davanti al tuo cuore che fu così simile a quello dolcissimo del Salvatore, noi ti preghiamo, ottienici da Dio le virtù della dolcezza e dell’umiltà”… perché ciascuno di noi impari a farsi “tutto a tutti nella carità”.

 

don Gianluigi Papa

Articolo per L’Azione

in occasione del pellegrinaggio

al Monastero della Visitazione a Treviso – 16 feb. ‘14

 
 

Seminario Vittorio Veneto

 
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