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Pomeriggio di sabato 11 ottobre. La Cattedrale di Treviso vede riuniti tutti i 500 e più seminaristi del Triveneto, con i loro educatori, per la celebrazione dell'Eucaristia. Il motivo? Il Convegno dei seminaristi del Triveneto: un appuntamento che si ripete ogni 5 anni e che quest'anno è stato ospitato proprio dalla diocesi di Treviso, nell'ambito dei festeggiamenti per il centenario dalla morte di san Pio X.

Una assemblea giovane e gioiosa, una assemblea che parla.... Ecco tre messaggi che, mi sembra, ci rivolga.

"Non siamo soli!". Può sembrare banale, eppure ognuno di noi trova forza, recupera speranza, rinnova la propria gioia nel momento in cui riconosce come l'esperienza che sta facendo non è in solitaria. Quando scopriamo di non essere gli unici a pensare secondo il Vangelo, quando ci ritroviamo a non essere i soli che credono in Gesù, quando facciamo la scoperta che prega abitualmente anche chi non avremmo mai immaginato, tutti siamo incoraggiati e ri-motivati nel nostro cammino di fede. Così anche per i ragazzi e giovani seminaristi: ritrovarsi con chi vive la loro stessa esperienza e condivide la medesima ricerca vocazionale crea fraternità ed è motivo per gustare la bellezza di un Dio che chiama e offre a tutti la stessa promessa di felicità.

"Non siamo fotocopie l'uno dell'altro!". Girando nelle parrocchie a volte si sentono ancora i ricordi o i retaggi di un'idea di Seminario che risale a più di 50 anni fa: quasi che i giovani seminaristi (e i futuri preti) passino tutti per lo stesso stampino e siano (o diventino) uno uguale all'altro. L'incontro tra seminaristi di Chiese sorelle mette in luce non solo la condivisione dello stesso cammino formativo ma pure le diversità che caratterizzano ogni seminario, ogni diocesi: diversità legate alle persone come alla propria storia o al proprio territorio. Questa è una opportunità unica, che solo un regista del calibro dello Spirito Santo può ottenere: ognuno di noi, infatti, è chiamato a mettere la propria storia, la propria umanità a servizio del Signore che continua a chiamare operai nella sua messe. Un'unica chiamata, un'unica missione, ma diverse le persone che rispondono, diversi i mezzi che ognuno può mettere a disposizione.

"Non siamo abbandonati!". Di fronte all'assemblea dei seminaristi c'era un presbiterio occupato dai vari preti che, a nome del proprio vescovo e della propria Chiesa diocesana, vivono il loro ministero come educatori nei diversi seminari. Per loro questo è uno tra i vari appuntamenti annuali di incontro, di confronto e di formazione: ogni estate, a fine agosto, a Roverè (VR) si tiene un convegno degli educatori del Triveneto, mentre durante l'anno i rettori e i padri spirituali si incontrano regolarmente e così, da poco, anche i responsabili delle Comunità vocazionali come pure gli animatori dei Seminari minori si confrontano. Tutti insieme sono segno della cura, della premura della Chiesa nei confronti di quelli che potrebbero essere i suoi futuri pastori. Ognuno di loro è segno di una Chiesa (quindi anche di ciascuno di noi!) che è madre e, come tale, ama e desidera la felicità dei propri figli.
Una felicità da accogliere e custodire, con i suoi tratti di fraternità e di originalità!

don Paolo Astolfo con l'equipe formativa del Seminario
(articolo per "La sosta", L'Azione - domenica 2 novembre 2014)

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