02 Ordinazione-Diaconale

Domenica 5 maggio alle 16 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, a Conegliano, il vescovo Corrado ha ordinato due nuovi diaconi, Francesco e Matteo.

Francesco Rebuli ha 35 anni ed è originario della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Conegliano. Dopo la maturità scientifica ha frequentato l’università di Padova conseguendo la laurea in lingue e letteratura straniere.

Ha scritto:“Il Signore mi ha accompagnato nella mia serena fanciullezza, mi ha fascinosamente turbato nella mia scanzonata giovinezza, si è preso cura di me nella sofferenza, mi ha aiutato a ricominciare e ha fatto di nuovo sentire la sua vicinanza. «Mi fido di Te, Signore! Spingi Tu la mia carrozza sulle tue strade!»

 

Matteo Conte ha quasi 38 anni ed è nato a Venezia. È entrato in Comunità Vocazionale nel 2006, proveniente dalla parrocchia di Sarano, dove dal 2003 ha abitato per lavoro (maresciallo della Guardia di Finanza, dal 2003 a Conegliano). Dal 2011 è in servizio pastorale a Brugnera.

Ha scritto: “ I diaconi si ispirano a Gesù Cristo che in tutta la sua vita si è fatto servo degli uomini, fino a compiere un gesto particolarmente significativo durante l’ultima cena, quando ha lavato in piedi degli apostoli... A questo esempio cercherò di ispirarmi perché la mia vita possa diventare un dono per la Chiesa e per il mondo”.

 

 

OMELIA DEL VESCOVO CORRADO

 

«Prendo spunto - per queste riflessioni - dalla Colletta con cui la liturgia ci ha fatto pregare poco fa. Essa dice:

O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica.

Fermiamoci qui, per il momento: il Signore ha promesso di stabilire la sua dimora in quanti ascoltano la sua parola e la mettono in pratica.

Sono le parole del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui»

Il Padre ama chi osserva la parola del Signore; chi, cioè, la ascolta e la mette in pratica e fa questo per amore: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà».

Osservare la parola del Signore vuol dire ascoltarla e metterla in pratica.

Cari candidati al diaconato, proprio questo ascolto e questo impegno a mettere in pratica la parola di Dio vi sarà in modo tutto particolare richiesto fra poco dalle parole della liturgia.

C'è una bella frase che suggestivamente invita ciascuno di voi non solo a proclamare, non solo ad insegnare, ma prima di tutto a credere e a vivere quella parola che dovrete annunciare: Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l'annunziatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni.

Il ministero dei diaconi è anzitutto ministero della parola di Dio. Il diacono opererà il suo servizio anzitutto a favore della Parola; di essa è costituito annunciatore. Non si tratta però soltanto di leggerlo. Occorrerà viverlo e testimoniarlo. Ma soprattutto occorrerà rendere evidente che la proclamazione la trasmissione di questo vangelo sono frutto dell’accoglienza di un amore che ci precede… di un amore che ci abilita a parlare e a testimoniare. Un amore che viene in noi  e stabilisce la sua dimora dentro nostro cuore e perciò nella nostra vita: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

La vita del diacono, e poi del prete o del vescovo dovrà essere segno trasparente di un amore che ci precede, che ci rivolge la sua parola e dimora in noi. In altri termini la parola che annunciamo non è nostra, ma è quella stessa di Dio, anzi è la parola stessa che è Gesù… che abita in noi e che attraverso la nostra parola e la nostra testimonianza raggiunge i cuori di tanti fratelli e sorelle.

Ma la preghiera Colletta continua Manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato.

La parola annunciata diventa parola viva, diventa comunione vitale con Gesù solo perché lo Spirito richiama al nostro cuore tutto ciò che Gesù ha fatto e insegnato.

Se ci pensiamo è il compito che lo Spirito promesso da Gesù compi in noi.

Nel vangelo Gesù Promette questo spirito il consolatore: il consolatore, lo spirito Santo e il padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto: il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto

Lo spirito è il maestro interiore della nostra vita spirituale. Lo Spirito Santo cari candidati al Diaconato dovrà essere il maestro che vi insegnerà tutto ciò che Gesù ha fatto e ha detto.

Il sacramento dell'ordine sacro che ora riceveresti sarà una nuova e particolare effusione dello Spirito su di voi. Lo spirito di verità, colui che è il maestro interiore.

E la preghiera colletta conclude: lo Spirito ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere

Capaci di testimoniare il Cristo, tutto ciò che ha fatto e insegnato, con le nostre parole e le nostre opere».


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